DPI per il Soccorritore: le basi e la normativa di riferimento.

Qualunque soccorritore, professionista o volontario, in alcune situazioni di pericolo, deve utilizzare adeguati DPI. Ma sappiamo bene cosa si intende per DPI? Quali sono e come sono normati? 

Ogni soccorritore necessita di DPI per lo svolgimento della propria attività, sia essa volontaristica o professionale.

Si Scrive DPI e si legge [DI-PI-I] , non [DI-PI-AI] come piace a qualcuno che vuole fare “l’ammericano”. 

Se volessimo usare il termine inglese useremmo PPE, che sta per Personal Protective Equipment.

Cos’è un DPI per il soccorritore.

Per capire esattamente cos’è, o cosa non è, un DPI, usiamo il testo di legge.

I DPI sono identificati dal TESTO UNICO SULLA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO, conosciuto anche come Decreto 81, pubblicato il 9 Aprile 2008, e che ha sostituito la legge 626 del 1994.

Questo testo è la base di riferimento per ogni questione legata alla sicurezza sul lavoro ed è liberamente scaricabile nella forma più aggiornata da questo sito:

https://www.ispettorato.gov.it/it-it/notizie/Pagine/Disponibile-la-nuova-versione-del-Testo-Unico-sulla-salute-e-sicurezza-sul-lavoro.aspx

Il Testo Unico, all’articolo 74, recita così.

  1. Si intende per dispositivo di protezione individuale, di seguito denominato “DPI”, qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo.
  2. Non costituiscono DPI:
    1. gli indumenti di lavoro ordinari e le uniformi non specificamente destinati a proteggere la sicurezza e la salute del lavoratore;
    2. le attrezzature dei servizi di soccorso e di salvataggio;
    3. le attrezzature di protezione individuale delle forze armate, delle forze di polizia e del personale del servizio per il mantenimento dell’ordine pubblico;
    4. le attrezzature di protezione individuale proprie dei mezzi di trasporto;
    5. i materiali sportivi quando utilizzati a fini specificamente sportivi e non per attività lavorative;
    6. i materiali per l’autodifesa o per la dissuasione;
    7. gli apparecchi portatili per individuare e segnalare rischi e fattori nocivi

Nei DPI per il soccorritore troviamo pertanto:

  • Alcuni indumenti: in  alta visibilità, antifiamma, antitaglio, anti freddo, galleggianti, ecc.
  • Troviamo le calzature di sicurezza e quelle antincendio.
  • Tutto ciò che protegge il capo, la vista, l’udito e le vie respiratorie.
  • Tanti altri dispositivi che vedremo nel dettaglio…

Inoltre, sempre il Testo Unico, all’articolo 76 ci dice che

  1. I DPI devono essere conformi alle norme di cui al decreto legislativo 4 dicembre 1992 n. 475 e sue successive modificazioni.
  2. I DPI di cui al comma 1 devono inoltre:
    1. essere adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare di per sé un rischio maggiore;
    2. essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro;
    3. tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore;
    4. poter essere adattati all’utilizzatore secondo le sue necessità.
  3. In caso di rischi multipli che richiedono l’uso simultaneo di più DPI, questi devono essere tra loro compatibili e tali da mantenere, anche nell’uso simultaneo, la propria efficacia nei confronti del rischio e dei rischi corrispondenti.

 Le categorie dei DPI per il soccorritore.

Il Decreto Legislativo 475, citato nel Testo Unico, differenziava i DPI in tre categorie, a seconda del grado di protezione offerta, in base al rischio che il soccorritore di trova ad affrontare: una tuta bianca antipolvere assolve ad un compito e protegge da un rischio molto minore rispetto ad un indumento antifiamma dei VVF.

Questa differenziazione in categorie serve perché ad ognuna di esse sono applicati degli obblighi diversi sia per i costruttori che per gli utilizzatori.

 

Recentemente è stato istituito il nuovo Regolamento (UE) 2016/425 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016 sui dispositivi di protezione individuale, che abroga la Direttiva 89/686/CEE  del 21 dicembre 1989  che si applica a decorrere dal 21 aprile 2018.

 

La nuova divisione in categorie  è contenuta nell’allegato I. Le definizioni delle singole categorie si basano in particolare sull’entità del rischio da cui il DPI deve proteggere. E la categoria III è estesa a ulteriori rischi, rispetto a quelli riportati nel D.Lgs. 475/1992.

 

L’Allegato I contiene infatti le nuove categorie di rischio dei DPI.

 

La categoria I comprende esclusivamente i seguenti rischi minimi:


a) lesioni meccaniche superficiali;
b) contatto con prodotti per la pulizia poco aggressivi o contatto prolungato con l’acqua;
c) contatto con superfici calde che non superino i 50 °C;
d) lesioni oculari dovute all’esposizione alla luce del sole (diverse dalle lesioni dovute all’osservazione del sole);
e) condizioni atmosferiche di natura non estrema

 

La categoria II comprende i rischi diversi da quelli elencati nelle categorie I e III . 

In questa categoria rientrano solitamente, ad esempio:

     scarpe antinfortunistica;

     guanti da lavoro;

     gli elmetti solo per la protezione di caduta di oggetti dall’alto;

     indumenti alta visibilità.

 

 

 

La categoria III comprende esclusivamente i rischi che possono causare conseguenze molto gravi quali morte o danni alla salute irreversibili con riguardo a quanto segue:

a) sostanze e miscele pericolose per la salute;

b) atmosfere con carenza di ossigeno;

c) agenti biologici nocivi;

d) radiazioni ionizzanti;

e) ambienti ad alta temperatura aventi effetti comparabili a quelli di una temperatura dell’aria di almeno 100 °C;

f) ambienti a bassa temperatura aventi effetti comparabili a quelli di una temperatura dell’aria di – 50 °C o inferiore;

g) cadute dall’alto;

h) scosse elettriche e lavoro sotto tensione;

i) annegamento;

j) tagli da seghe a catena portatili;

k) getti ad alta pressione;

l) ferite da proiettile o da coltello;

m) rumore nocivo.

 

ad esempio:

  1. tutto l’abbigliamento per i VVF;
  2. l’abbigliamento AIB se viene venduto come adatto a temperature superiori ai 100°;
  3. tutto ciò che è protezione per le vie respiratorie, dalle mascherine agli autorespiratori;
  4. gli elmetti da lavoro se sono stati testati anche per la protezione elettrica;
  5. le calzature antincendio per AIB o VVF.
  6. Sono stati inseriti gli otoprotettori, che nella definizione della 475 non erano presenti

Un aiuto nella scelta dei DPI per il soccorritore.

Per questo nasce il portale Soccorsosicuro.it.

Per aiutare chiunque svolga attività di soccorso volontario o professionale, nel riconoscere e scegliere il dispositivo di protezione individuale da soccorritore che fa per lui.

Nel prossimo articolo vedremo quali sono gli obblighi del soccorritore per l’utilizzo di un DPI.

Se sei un soccorritore, professionista o volontario, e vuoi rimanere aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter e seguici.

[mc4wp_form id=”452″]

Oppure scrivici >>>

8 thoughts on “DPI per il Soccorritore: le basi e la normativa di riferimento.

  • Pingback: Come scegliere i DPI per i soccorritori | Soccorsosicuro.it

  • Pingback: Documentazione DPI per il soccorritore Soccorsosicuro.it

  • 14 Ottobre 2019 in 11:43
    Permalink

    certamente le dotazioni antinfortunistiche vanno sempre indosate.

    Rispondi
    • 18 Ottobre 2019 in 12:47
      Permalink

      Con che criterio scelgo i DPI corretti? Al di là di situazioni ovvie, non sempre è facile ricordarsi o scegliere il DPI corretto per le varie mansioni. Nel mondo del lavoro c’è la valutazione dei rischi, dove scrivono che protezioni usare, ma in emergenza la valutazione dei rischi non c’è, quindi su cosa mi baso per la scelta?

      Rispondi
      • 18 Ottobre 2019 in 16:40
        Permalink

        Buongiorno Paolo.

        è una questione molto delicata. In realtà una sorta di valutazione dei rischi deve essere fatta, anche se non prevede che venga redatto un DVR come nel lavoro.
        Estraggo dal Decreto Gabrielli del 13/04/2011

        Le disposizioni contenute nel decreto legislativo 81/2008, in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, si applicano ai volontari delle cooperative sociali, agli appartenenti alle organizzazioni di protezione civile, della Croce Rossa Italiana, del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, ai Corpi dei Vigili del Fuoco Volontari delle Province Autonome di Trento e di Bolzano e alla componente volontaria del Corpo Valdostano dei Vigili del Fuoco

        ……..

        Come previsto dall’art. 3 i volontari di protezione civile sono equiparati ai lavoratori esclusivamente per le attività specificate all’articolo 4, commi 1 e 2 (formazione, informazione e addestramento, controllo sanitario, dotazione di attrezzature e dispositivi di protezione individuale), fermo restando il dovere di prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti nelle sedi delle organizzazioni e sui luoghi di intervento, formazione ed esercitazioni.

        ……

        Compiti delle organizzazioni e delle autorità competenti. L’articolo 3, comma 3, prevede che il legale rappresentante delle organizzazioni di volontariato di protezione civile è tenuto all’osservanza degli obblighi di formazione, informazione e addestramento, controllo sanitario e corretto equipaggiamento del volontario.
        Il volontario deve ricevere quindi – sulla base dei compiti svolti – formazione, informazione e addestramento, è sottoposto al controllo sanitario, ricorrendo alle componenti mediche interne alle organizzazioni, alle strutture del Servizio sanitario nazionale pubbliche o private accreditate o mediante accordi tra organizzazioni.

        Da questo si evince come l’organizzazione di volontariato sia tenuta a “valutare” i rischi a cui può essere sottoposto il volontario e fornirlo di DPI adeguati.

        Questo può portare però a due scenari diversi:
        o l’organizzazione sostiene che tanto i rischi sono minimi e non si possono prevedere, e allora dota il volontario di attrezzature estremamente minimali ed economiche perché ” tanto siamo sempre in deroga”
        oppure si vedono aberrazioni come operatori sanitari che arrivano in un cantiere con i caschi da Vigile del Fuoco ” cosi siamo sicuramente protetti da tutto!”

        C’è sempre la giusta via di mezzo, che si trova con una certa dose di esperienza, valutazione del rischio anche da parte del singolo soccorritore, attenta valutazione dei Near Miss ( incidenti mancati), studio della letteratura relativa a quel tipo di intervento, pianificazione, addestramento continuo.

        Rispondi
  • Pingback: Imbracature per Soccorritori e come sceglierle | Soccorsosicuro.it

  • Pingback: Come scegliere le calzature antincendio boschivo | Soccorsosicuro.it

  • Pingback: APVR - i criteri per la corretta scelta - prima parte | Soccorsosicuro.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *