A ogni soccorritore il suo casco protettivo

Uno dei dispositivi di sicurezza più utilizzati nel soccorso è il casco protettivo che va conosciuto per sceglierlo con cura.

Sul mercato si trovano innumerevoli tipi di casco protettivo o elmetto di sicurezza, di ogni foggia, colore, materiale, prezzo

La scelta del modello più adatto per la nostra mansione non è sempre semplice. 

L’analisi dei rischi nella scelta del casco protettivo.

Per prima cosa dobbiamo effettuare un’analisi del rischio, per evitare di acquistare un prodotto che non sia conforme al tipo di attività che dobbiamo svolgere.

Potrebbe infatti non proteggere a sufficienza o essere sovradimensionato rispetto al pericolo da cui ci dobbiamo tutelare.

Per una maggiore informazione riguardo alla scelta dei Dpi vi rimando al precedente articolo www.soccorsosicuro.it/scegliere-i-dpi-per-soccorritori/

Fatta l’analisi del rischio, vediamo a quale norma deve rispondere il casco che ci serve.

Per molte situazioni, la norma EN397

La norma specifica i requisiti fisici e prestazionali, i metodi di prova e i requisiti di marcatura per gli elmetti di protezione per l’industria. I requisiti obbligatori si applicano agli elmetti di uso corrente nell’industria. Gli elmetti di protezione per l’industria sono destinati essenzialmente a proteggere l’utilizzatore da oggetti in caduta e dalle lesioni cerebrali e fratture del cranio che possono derivarne.”

È la norma a cui rispondono la maggior parte dei caschi protettivi presenti sul mercato, siano essi caschi da 2 € o da 90 €, con forme e materiali diversi.

Possono essere con sottogola o senza. 

Per essere usati nel lavoro in quota il sottogola deve essere presente. 

Un accessorio consigliato anche per il soccorritore, per far si che il casco rimanga ben saldo in testa.

Può anche essere accessoriato con visiere lunghe o corte, cuffie per la protezione dell’udito, torce da testa.

Di base viene testato con un peso di 5 kg rilasciato da un’altezza di 1 metro e come risultato deve assorbire l’urto trasferendo meno energia possibile alla testa.

Il cinturino sottogola si deve sganciare tra i 15 daN e i  25 daN ( circa 15 – 25 kg), per evitare che l’operatore che rimane appeso o incastrato con l’elmetto possa essere strangolato.

casco EN 397

Il casco protettivo può avere alcuni requisiti facoltativi:

  • Temperatura molto bassa – 20 °C o – 30 °C, secondo i casi
  • Temperatura molto alta + 150 °C
  • Isolamento elettrico 440 V c.a.
  • Deformazione laterale LD
  • Spruzzo metallo fuso MM

Il casco protettivo a norma EN 397 è un DPI che rientra nella II^ categoria, tranne il caso in cui sia testato anche per l’Isolamento elettrico.

In questo caso rientra nella III^ categoria, con obbligo di addestramento, ispezione ecc. ( vedi www.soccorsosicuro.it/dpi-soccorritore-basi-normative)

È un casco protettivo adatto per il Soccorso Sanitario, Protezione civile, Soccorso fluviale, USAR.

Casco protettivo a norma EN 12492

Attrezzature per alpinismo – Caschi per alpinisti – Requisiti di sicurezza e metodi di prova”

Sono caschi protettivi normalmente utilizzati per gli sport da montagna e per alcuni tipi di lavoro su fune. 

Su questi, i produttori si sbizzarriscono maggiormente con forme e colori, dato l’approccio sportivo.

CASCO EN 12492

Rispetto alla EN 397, il casco protettivo è testato con il peso da 5 kg posto a 2 mt anziché 1 mt e il cinturino sottogola, sempre presente, si deve sganciare oltre i 50 daN ( circa 50 kg). 

Questo perché l’operatore che cade da una parete o lungo un pendio, non deve perdere il casco al primo urto lasciando cosi il capo scoperto. 

Oppure in caso di una pioggia di sassi il casco non si deve staccare alla prima pietra che arriva.

E’ un casco adatto per il Soccorso in ambiente impervio, Soccorso Alpino, 

Il casco protettivo a norma EN 14052

Elmetti ad elevate prestazioni per l’industria”

È un casco protettivo simile a quelli rispondenti alla norma EN 397. 

Il casco però viene testato per la resistenza agli urti con il peso da 5 kg rilasciato da 2 metri, non solo sulla parte sommitale ma anche su diverse inclinazioni dello stesso. 

Può avere gli stessi requisiti aggiuntivi del casco protettivo a norma EN 397

CASCO ALTA PRESTAZIONE EN 14052

In Italia è poco utilizzato. 

Normalmente sono caschi più pesanti di altri e pertanto un po’ più scomodi da portare. 

Anni fa si era tentato di farla passare come norma per i caschi da soccorso in tutta Europa, ma poi non se ne è fatto più nulla.

È un casco adatto per  Soccorso Sanitario, Protezione civile, USAR

La norma EN16471:2014 e la norma EN 16473:2014

La norma [EN 16471:2014] specifica i requisiti minimi per gli elmi per la lotta contro l’incendio boschivo e/o di vegetazione che proteggono la parte superiore della testa principalmente contro gli effetti di un impatto, una penetrazione, del calore, delle fiamme e delle braci ardenti”.

La norma [EN 16473:2014] specifica i requisiti minimi per gli elmi per soccorsi tecnici, che sono destinati a proteggere la parte superiore della testa principalmente contro gli effetti dei pericoli meccanici, quali l’impatto e la penetrazione, della fiamma, dei pericoli elettrici e chimici“.

Sono due norme con scopi leggermente diversi, ma di solito vengono associate in uno stesso casco protettivo, dato che i requisiti fondamentali sono gli stessi in entrambe le norme. 

CASCO ANTINCENDIO BOSCHIVO

Sono caschi normalmente utilizzati per l’antincendio boschivo.

Viene testata la resistenza agli urti e alla penetrazione come nella EN 12492. 

Vengono testati:

  • Assorbimento degli impatti (superiore / laterale) ;
  • • Resistenza alla penetrazione ;
  • • Resistenza alla deformazione laterale;
  • • Protezione contro particelle ad alta velocità;
  • • Resistenza alle fiamme;
  • • Resistenza termica (convezione e calore radiante);
  • • Sistema di ritenuta sottogola;
  • • Resistenza elettrica;
  • • Resistenza al contatto con sostanze chimiche liquide;
  • • Prestazioni alle basse temperature (–30 °C).

Questi tipi di casco protettivo sono DPI di III^ categoria, e pertanto soggetto ad addestramento e ispezioni annuali.

Possono avere anche la certificazione EN 12492 perché i requisiti di base sono gli stessi

Di solito hanno aperture per la ventilazione che possono essere chiuse quando ci si avvicina agli incendi, per evitare la penetrazione di braci e cenere.

Possono essere compatibili con maschere facciali dedicate o con sistemi di comunicazione.

Sono caschi normalmente dotati di visiera o di occhiali di protezione oltre ad una calotta per la protezione nucale.

Questo tipo di casco protettivo pesa quasi sempre oltre i 500 gr.

È un casco per AIB, Protezione civile, Vigili del Fuoco, USAR.

EN 443 per il casco protettivo dei VVF.

La norma specifica i requisiti minimi per gli elmi per i vigili del fuoco per proteggere la parte superiore della testa principalmente contro gli effetti derivanti da impatto, penetrazione nonché calore e fiamma durante la lotta contro gli incendi in edifici ed altre strutture”.

Se la EN 16471 norma il casco protettivo per gli incendi boschi, la EN 443 regolamenta i caschi per uso durante gli incendi strutturali. 

CASCHI ANTINCENDIO A NORMA EN 443

È il classico elmo da Vigile del Fuoco. 

Nell’incendio boschivo il casco può essere un po’ più leggero e più aerato, perché il tipo di attività prevede un contenimento delle fiamme in una determinata area e operazioni di bonifica.

Nell’incendio strutturale invece si potrebbe entrare direttamente negli edifici e il contatto con fiamma e calore è sicuramente più frequente e più diretto.

È un casco protettivo complesso, composto da molte parti: 

  • calotta esterna;
  • calotta interna;
  • bardatura;
  • sistema di ritenzione a sottogola con mentoniera;
  • schermo oculare a visiera;
  • schermo intero;
  • attacco per maschere facciali;
  • protezione nucale. 
CASCO ANTINCENDIO ROSENBAUER

I test di impatto e penetrazione sono simili alla norma EN 12492.

La resistenza alle temperature può variare da -50° fino a 250°.

Quasi sempre hanno una doppia visiera a scomparsa: una solo a mascherina e una più esterna, a facciale completo e schermata contro il calore tramite superficie riflettente.

È un casco adatto a Vigili del Fuoco, Antincendio Boschivo

EN 1385 per acque torrentizie e soccorso fluviale.

La norma specifica i requisiti per gli elmetti per canoa-kayak e sport in acque torrentizie”.

È la norma di riferimento per i caschi protettivi da soccorso fluviale. 

In questo caso però si utilizzano spesso caschi a norma EN 397, più protettivi sulla calotta e con il cinturino che si sgancia ad una forza tale da non rischiare di restare impigliati sott’acqua.

CASCO EN 1385

Per approfondire, vi invito a leggere l’articolo di Vick Mine, sicuramente il uno dei massimi esperti in Italia sul soccorso fluviale:

Leggere bene il manuale prima dell’acquisto.

Abbiamo elencato ed illustrato le norme principali che normano i caschi che possiamo trovare sul mercato.

In alcuni casi, possono anche coesistere sullo stesso dispositivo, altre volte no.

Ad esempio per evidenti ragioni di incompatibilità sulla forza di sgancio del cinturino come tra la EN 397 e la EN12492.

A volte i cataloghi dei produttori possono trarre in inganno elencando entrambe le norme sullo stesso prodotto.

Quasi sempre, quando si va a vedere il manuale, specificano che sono certificati secondo la EN 12492, e che rispondono anche alla EN 397 ma solo per la resistenza del casco alla forza di impatto.

Altre case hanno effettivamente certificato un casco protettivo rispondente ad entrambe le norme, dando la possibilità o di cambiare il cinturino, o di agire su un selettore che “cambia” la resistenza del sottogola.

Conclusioni sulla scelta del giusto casco protettivo.

La scelta del casco deve essere ben ponderata, per evitare di avere un casco poco protettivo, oppure troppo protettivo, che in questo caso potrebbe portare ad un rischio maggiore rispetto a quello da cui ci vorremmo proteggere.

Mi capita di vedere volontari di ambulanza indossare caschi da VVF. 

Scelta inutile che pregiudica la mobilità, la visibilità e la comodità. 

Se devi infilarti in un’auto accartocciata per stabilizzare il ferito, rischi di restare incastrato a tua volta. 

E se non sei abituato a portarlo, dopo 10 minuti che ce l’hai indosso ti fa male il collo.

Viceversa, vedo operatori AIB andare a fare una bonifica con un banale caschetto da muratore.

Al primo cespuglio che devi spegnere, o al primo giro di vento quando ti ritrovi l’incendio alle spalle, il casco ti si squaglia in testa.

Mi capita spesso anche di vedere caschi pieni di adesivi e scarabocchi. 

Normalmente sui manuali è scritto che è vietato apporre adesivi o scrivere con pennarelli, a meno che non siano previste delle apposite zone oppure che gli adesivi siano approvati dal produttore.

Questo perché il solvente degli adesivi o delle vernici potrebbe danneggiare il materiale del casco. 

Inoltre gli adesivi mascherano eventuali rotture della calotta.

Il casco protettivo solitamente ha una scadenza che va da 5 ai 10 anni (la trovi sul manuale del produttore).

Da verificare che le bardature interne (preferibilmente in poliuretano perché la spugna assorbe molto sudore) siano facilmente sostituibili e lavabili.

Più avanti approfondiremo i caschi per i singoli settori, cercando di dare qualche elemento in più di valutazione.

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